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Scopriamo insieme le tradizioni italiane della festa di Halloween

Aggiornamento: 1 ott 2022


Tutti dicono che la festa di Halloween sia solo una mostruosa festa consumistica, una “stupidata americana”, ma siamo davvero sicuri che sia così?


Abbiamo studiato le antiche consuetudini popolari italiane e abbiamo scoperto che ovunque si festeggiano da sempre i defunti. La festa dei morti all’inizio di novembre è una tradizione religiosa antica, fusa con i culti pagani già molti secoli fa; ogni regione ha il suo modo per celebrare questo giorno di festa.

C’è un elemento comune molto curioso: pare che si credesse un po’ ovunque che, durante la notte della festa, i defunti tornassero nelle proprie case. Per questa ragione, troviamo spesso l’usanza di preparare le case ad accoglierli con cibo, acqua e letti per essere utilizzati.


Tutto questo accadeva già molto prima che gli irlandesi portassero in America il Capodanno celtico, una festa pagana legata all’antica cultura celtica, che si festeggia il 31 ottobre, da cui origina la festa americana di Halloween per come la conosciamo oggi.

Ebbene sì! Furono gli irlandesi a portare in America questa tradizione, in breve diventata uno dei momenti più significativi dell’anno per gli abitanti locali che se ne sono da subito innamorati, arrivando a vederla come una festa propria della loro cultura.



Proviamo dunque a riscoprire insieme le tradizioni nostrane regione per regione della festa più mostruosa che ci sia!


Andiamo a spasso per il nostro bel Paese da nord a sud!

Le tradizioni di Halloween in Italia


Valle D’Aosta


I bons défunts, così venivano chiamati i defunti valdostani, che secondo la cultura popolare tornavano nelle proprie case durante la notte tra l’1 e il 2 novembre. I cari lasciavano pronte tavole imbandite di cibo (castagne, vino, pane, formaggio e carne) e secchi d’acqua per sfamare e dissetare le anime dei morti.

Durante la giornata di Ognissanti si suonavano le campane per tutto il giorno e nei bar dei paesi e delle città si distribuivano gratuitamente caldarroste.


Piemonte


Anche i piemontesi aspettavano con ansia il Giorno dei Morti per accogliere il ritorno dei loro cari nelle case. Recitavano il rosario in famiglia e cenavano con castagne e prodotti locali.

Le case venivano poi lasciate vuote, i letti rifatti e la tavola imbandita di pietanze affinché le anime tornate potessero sfamarsi in pace e a sazietà.

I dolcetti classici ossa dei morti e del buon vino rosso non potevano mai mancare.

Per accompagnare il ritorno e cacciare gli spiriti maligni, nel paese le campane suonavano durante tutta la notte e i camini venivano lasciati accesi per poter scaldare le anime.

Ossa dei morti - dolce Piemonte Halloween - giorno dei Morti - tradizioni italiane


Lombardia


Nella notte della vigilia di Ognissanti si era soliti lasciare una ciotola di latte, un secchio pieno d’acqua e un bicchiere di vino rosso insieme a qualche pietanza, affinché le anime di ritorno dall’Aldilà potessero nutrirsi e dissetarsi. Alcuni lasciavano delle zucche piene di vino, delle sedie attorno al focolare, castagne bollite o ceci; i letti venivano rifatti e si preparava il caffè, il pane tipico detto “Pà dei mòrcc” e i biscotti classici “oss de mort” per accogliere il ritorno dei propri defunti.

Le “Lumere” o “i cò dè mòrcc” erano le zucche intagliate e illuminate con il cero che venivano posizionate per le strade o usate dai bambini per girare casa per casa a chiedere cibo per i morti, tra cui noci, nocciole e castagne.

La via del ritorno dal cimitero a casa era sempre illuminata per evitare che le anime dei defunti potessero perdersi. Alcuni decidevano addirittura di percorrerla più volte durante il giorno per accompagnare i propri cari defunti sulla via del ritorno.


Pan dei morti - dolce Lombardo - Halloween - Giorno die morti - Tradizioni italiane


Trentino-Alto Adige


Stanze calde, tavola apparecchiata, focolare acceso, grandi pani dolci chiamati cavalli e dolci di fichi secchi (zeltern) sui davanzali delle finestre, queste le usanze trentine per accogliere il ritorno dei defunti durante la festa dei morti. La sera del primo novembre si era soliti suonare le campane per svegliare le anime dei morti e farle tornare nelle proprie case dove trovavano i letti pronti per il riposo.

Le zucche venivano intagliate a forma di teschio e illuminate con i ceri, mentre i gusci di lumache venivano posizionati sui muretti, riempiti di olio e gli veniva dato fuoco per illuminare il cammino.

Il 2 Novembre i più piccoli giravano per le case chiedendo “cuzze per i vivi, requie per i morti, carità per i vossi pori morti!

A tutt’oggi, in Valle Aurina, dal primo al nove novembre di sera, gli uomini col viso coperto da una maschera di legno (Pitschelesingen) sono soliti girare di casa in casa chiedendo aiuto per i poveri.


Veneto


Risotto con la zucca e ricette di zucca di ogni tipo venivano realizzate con la polpa delle zucche svuotate per poter essere intagliate, illuminate con il cero e posizionate sui davanzali delle finestre. Ecco a voi le “suca baruca” o suca bruca”, anche dette “Lumere” o “ lumaza“, zucca tipica alla maniera veneta.

Quando si dice di necessità virtù, perché si sa, in cucina non si butta via nulla!

Si lasciavano i letti fatti e la tavola imbandita con gli “oss de mort” e le “fave dei morti” prima di andare a dormire per concedere un sereno ristorno ai propri defunti tornati per la festa.

I giovanotti usavano le zucche intagliate e illuminate anche per fare degli scherzi ai passanti durante la notte e ridere insieme a crepapelle, facendo scherzi paurosi e simpatici dispetti ai compaesani. Altre famiglie invece preferivano non intagliarle, bensì riempirle di vino da offrire alle anime sulla via del ritorno.

E…udite, udiete…le famiglie nobili accoglievano il ritorno dei cari in casa con una ciotola piena di sangue di coniglio….che cosa davvero macabra!



Friuli – Venezia Giulia


Durante la notte del primo di novembre si era soliti andare in processione al cimitero a benedire i defunti.

La tradizione popolare sosteneva che i morti uscissero dalle tombe e tornassero a casa, perciò veniva illuminata la strada con lumi alle finestre ricavati da gusci di lumaca, lasciati i focolari accesi, gli ingredienti per potersi preparare da mangiare e alle volte anche il materiale per rammendare o fare altri lavoretti.

Per accompagnare il loro tragitto e scacciare gli spiriti maligni, si suonavano le campane dalla mezzanotte del primo di novembre alla mezzanotte del giorno seguente.

Venivano inoltre intagliate zucche a forma di teschio e illuminate all’interno con un cero, dette “morte zuchèta”, da appoggiare sulle tombe dei defunti o per fare scherzi ad amici e parenti.


Liguria


I liguri accoglievano il ritorno dei propri cari con i “bacilli(fave fresche) e i “balletti” (castagne bollite), letti rifatti e puliti, camini accesi e lumi lungo il tragitto per aiutarli a ritrovare la strada di casa. Il giorno seguente i parenti si recavano in chiesa, qualcuno andava a pregare dinanzi al cimitero, altri ancora bussavano sulle tombe per poter svegliare i propri cari.

Curiosa è la cultura delle candele lunghe e fine di cera colorata raggomitolate su sé stesse più volte dette “dell’ufficiolo” che venivano regalate ai bambini perché ornassero chiese e case. Ai più piccoli la notte i nonni raccontavano storie paurose.

Nei pressi delle campagne e dei cimiteri si potevano trovare le classiche zucche intagliate a forma di teschio e illuminate con il cero, che prendono il nome di “morte secca”. La loro funzione era spaventare i passanti.

Ancora oggi per questa ricorrenza, i pasticceri preparano fave di pasta di mandorla e altri dolci tipici.


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